Saggi e ricerche n. 38

Saggi e ricerche n. 38

Marcella Aglietti, Simboli, archetipi e rappresentazione dell’istituto legislativo nella panflettistica politica spagnola dell’Ottocento

(Il testo, giunto in Redazione il 3 ottobre 2009, è stato letto da Joaquín Varela Suanzes-Carpegna e Ignacio Fernández Sarasola)

La riflessione su quali dovessero essere le istituzioni politiche più adatte per la Spagna del XIX secolo, e sul ruolo che, in particolare, avrebbero dovuto svolgere le Cortes parlamentari, fu al centro della panflettistica spagnola coeva, divenuta - soprattutto nella prima metà dell’Ottocento - la privilegiata agorà del dibattito politico ufficiale ed ufficioso. Stereotipi negativi e positivi ereditati dal passato andarono ad affiancarsi a nuovi cliché, spesso altrettanto ambigui, offrendo così elementi di grande interesse per comprendere la genesi di una nuova cultura politico-istituzionale nazionale.

Símbolos, arquetipos y representación de la institución legislativa en los panfletos políticos españoles del siglo decimonónico

La pregunta sobre qué instituciones políticas eran las más adecuadas para la España del siglo XIX y, en particular, qué papel deberían desempeñar las Cortes, fue el tema de muchos panfletos políticos - sobre todo de aquellos de la primera mitad del siglo XIX – que se convirtieron en el ágora privilegiada del debate político oficial y oficioso. Estereotipos positivos y negativos heredados del pasado se añadieron a tópicos nuevos, a menudo igualmente ambiguos, ofreciéndonos elementos de gran interés para comprender la génesis de una nueva cultura política e institucional de la Nación.

Symbols, archetypes and representation of the legislative institution in the Spanish political pamphlets of the XIX century

The question on what political institutions were best suited to nineteenth-century Spain, and in particular, on the role Cortes should have, was the issue of many political pamphlets, especially those of the first half of the nineteenth century. This source became the privileged arena for the official and unofficial political debate. Positive and negative stereotypes inherited from the past were added to new clichés, often as ambiguous, offering elements of great interest to understand the genesis of a new political and institutional culture of the Nation.

Parole chiave Istituzioni parlamentari spagnole, linguaggio politico, identità nazionale, storia politica del XIX secolo.

Palabras claves Instituciones parlamentares españolas, lenguaje político, identidad nacional, historia política del siglo XIX.

Keywords Spanish parliamentary institutions, politic language, national identity, politic history of XIX century.

 

Enrico Acciai, Berneri  e Rosselli in Spagna. L'esperienza della “Sezione Italiana della Colonna Ascaso"

(Il testo, giunto in Redazione il 15 ottobre 2007, è stato letto da José Luis Ledesma Vera  e da Marco Novarino)

Nell’estate del 1936, Camillo Berneri e Carlo Rosselli furono tra i primi antifascisti stranieri a partire per la Spagna; i due furono anche i principali promotori della Sezione Italiana della Colonna Ascaso, la prima colonna interamente italiana che avrebbe combattuto nella guerra civile spagnola. Questo articolo, pur occupandosi anche delle vicende politico/militari della Sezione Italiana durante i mesi che questa trascorse sul fronte aragonese (tra l’agosto del 1936 e l’aprile del 1937) aspira ad indagarne le origini sul lungo periodo. Se giellisti ed anarchici arrivarono ad organizzare unitamente una colonna lo si deve essenzialmente ai rapporti che erano intercorsi tra queste due famiglie politiche negli anni precedenti al conflitto iberico e, in particolare, ai numerosi punti di contatto che ebbero Camillo Berneri e Carlo Rosselli sin dagli studi universitari fiorentini e dalla comune frequentazione dello storico Gaetano Salvemini. Nel caos rivoluzionario dell’agosto 1936 a Barcellona, Berneri e Rosselli dimostrarono di credere in un antifascismo unitario, un antifascismo che mantenesse come elemento centrale la lotta al regime italiano; in realtà, come emerge nell’ultima parte dell’articolo, la convivenza al fronte si rivelò tutt’altro che semplice e le divergenze politiche avrebbero portato ad una conclusione prematura di quell’esperienza.

Berneri y Rosselli in España. Le experiencia de la “Sezione Italiana della Colonna Ascaso"

En el verano de 1936, Camillo Berneri y Carlo Rosselli estuvieron entre los primeros antifascistas extranjeros en llegar a España; fueron también los principales promotores de la Sección Italiana de la Columna Ascaso, la primera columna enteramente italiana que pelearía en la guerra civil española. Este artículo, aun tratando también las vicisitudes políticas y militares de la Sección Italiana durante los meses que pasó en el frente aragonés (entre agosto de 1936 y abril de 1937) pretende investigar su orígenes con una perspectiva de largo plazo. Giustizia e Libertà y anarquistas llegaron a organizar juntos una columna fundamentalmente gracias a las relaciones que se habían establecido entre estas dos familias políticas en años anteriores al conflicto y en especial  a los numerosos puntos de contacto entre Camillo Berneri y Carlo Rosselli desde su carrera en la Universidad de Florencia y a su trato con el historiador Gaetano Salvemini. En el caos revolucionario de 1936 en Barcelona, Berneri y Rosselli demostraron creer en un antifascismo unitario, que mantuviera como elemento central la lucha contra el régimen italiano; en efecto, como apunta la última parte del trabajo, la convivencia dentro del frente no fue nada sencilla y las diferencias políticas llevaron a una conclusión prematura de la experiencia.

Berneri and Rosselli in Spain. The experience of the “Sezione Italiana della Colonna Ascaso"

In the summer of 1936, Camillo Berneri and Carlo Rosselli were among the first foreigner anti-Fascists to fight in Spain; they were also the leaders of the Italian Section of the Ascaso Column, the first all-Italian column which fought in the Spanish civil war. This article deals with the political-military vicissitudes of the Italian Section in the months spent on the Aragon front (between August 1936 and April 1937) but also explores its origins, adopting a long-term perspective. Giustizia e Libertà and anarchists were able to organize a joint column because of the relationship between the two political groups prior to the civil war and in particular the acquaintance between Camillo Berneri and Carlo Rosselli since their University studies and their contacts with historian Gaetano Salvemini. In the revolutionary chaos of Barcelona in August 1936, Berneri and Rosselli showed they believed in the unity of the anti-Fascist movement, whose core commitment was the fight against the Italian regime; however, co-existence on the front was by no means easy and political differences led to a premature conclusion of this experience.

Parole chiave Camillo Berneri, Carlo Rosselli, Antifascismo, Esilio, Volontariato Internazionale, Guerra Civile Spagnola, Giustizia e Libertà, Anarchismo.

Palabras claves Camillo Berneri, Carlo Rosselli, antifascismo, exilio, voluntariado internacional, Guerra Civil española, Giustizia e Libertà, anarquismo.

Keywords Camillo Berneri, Carlo Rosselli, anti-Fascism, exile, international volunteers, Spanish civil war, Giustizia e Libertà, anarchism.

 

Filippo Simili, Arconovaldo Bonacorsi, una breve biografia

(Il testo, giunto in Redazione il 29 ottobre 2009, è stato letto da Ismael Saz e Claudio Venza)

Bolognese, avvocato, fascista e squadrista della "vigilia", Arconovaldo Bonacorsi (1898-1962) era un professionista della violenza implicato sia nell'eccidio di Palazzo D'Accursio (1920) che nell'omicidio di Anteo Zamboni (1926). Eseguendo un ordine di Mussolini, nel 1923 bastonò il deputato Alfredo Misuri. Nel 1934 fu espulso dal Partito Nazionale Fascista perché dissidente. L'occasione per riabilitarsi e coprirsi di "gloria" gli si presentò tra l'agosto e il dicembre 1936, quando sotto le mentite spoglie di "conte Rossi" fu protagonista della guerra civile nelle isole Baleari. A Majorca fu consigliere militare, organizzatore della Falange, istigatore del terrore e molto altro ancora. Tra il gennaio e il febbraio 1937 a Malaga fu anche ispettore generale del Comando Truppe Volontarie. Successivamente fu elevato a console generale, vice comandante superiore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e ispettore generale delle Camicie Nere in Africa Orientale Italiana. Nel secondo dopoguerra fondò l'Associazione Nazionale Combattenti Italiani in Spagna e aderì, sempre su posizioni di fronda, al Movimento Sociale Italiano.

Arconovaldo Bonacorsi, una breve biografía

Boloñés, abogado, fascista y escuadrista de la primera hora, Arconovaldo Bonacorsi (1898-1962) era un profesional de la violencia que había participado tanto en la masacre de Palazzo D'Accursio (1920) como en el asesinato de Anteo Zamboni (1926). En ejecución de una orden de Mussolini, en 1923 apaleó al diputado Alfredo Misuri. En 1934 fue expulsado del Partito Nazionale Fascista por ser disidente. Su oportunidad para rehabilitarse y cubrirse de "gloria" se dio entre agosto y diciembre de 1936, cuando bajo la falsa identidad de "conde Rossi" protagonizó la guerra civil en Baleares. En Mallorca fue consejero militar, organizador de la Falange, instigador del terror y mucho más. Entre enero y febrero de 1937 en Málaga fue también inspector general del Comando de las Tropas Voluntarias. Posteriormente fue ascendido a cónsul general, vice-comandante superior de la Milicia Voluntaria para la Seguridad Nacional e inspector general de las Camisas Negras en Africa Oriental Italiana. En la segunda posguerra fundó la Asociación Nacional de Combatiente Italianos en España y se incorporó, también con posiciones muy recalcitrantes, en el Movimento Sociale Italiano.

Arconovaldo Bonacorsi, a short biography

Arconovaldo Bonacorsi (Bologna, 1898-1962) was a lawyer, a Fascist and an early squadrist. He was a professional of violence, who took part in the massacre of Palazzo D'Accursio (1920) and in the murder of Anteo Zamboni (1926). Executing an order from Mussolini, in 1923 he beat up MP Alfredo Misuri. In 1934 he was expelled from the Fascist  National Party because he was a dissident. He had a chance of rehabilitation and of “glory” between August and December 1936 when, passing as "earl Rossi", he was one of the protagonists of the Civil War in the Balearic Islands. In Mallorca Bonacorsi was military adviser, organized the Phalanx, stirred up terror and much more. Between January and February 1937 in Malaga he was also inspector general of the Command of Voluntary Troops. Later on he was promoted consul general, deputy senior commander of the Voluntary Militia for National Security and inspector general of the Black Shirts in Italian East Africa. In the post-war period he established the National Association of Italian Combatants in Spain and joined Movimento Sociale Italiano, again maintaining a recalcitrant position.

Parole chiave Arconovaldo Bonacorsi, Fascismo, Squadrismo, eccidio di Palazzo D'Accursio, Anteo Zamboni, isole Baleari, conte Rossi

Palabras claves Arconovaldo Bonacorsi, Fascismo, Escuadrismo, masacre de Palazzo D'Accursio, Anteo Zamboni, Islas Baleares, conde Rossi

Keywords Arconovaldo Bonacorsi, Fascism, Squadrism, massacre of Palazzo D'Accursio, Anteo Zamboni, Balearic Islands, earl Rossi

 

Giaime Pala, El frente cultural. Sobre la trayectoria de la revista “Nous Horitzons” (1960-1976)

(Il testo, giunto in Redazione l’11 febbraio 2010, è stato letto da Javier Muñoz Soro e Giovanni C. Cattini)

A finales de la década de los cincuenta, el Partit Socialista Unificat de Catalunya se planteó la necesidad de tener una visibilidad en los círculos culturales de Barcelona, conforme con el objetivo de convertirse en la fuerza hegemónica del antifranquismo catalán. El ensayo analiza la trayectoria del principal instrumento que se dio el partido para conseguir tal fin: la revista cultural “Nous Horitzons”, una plataforma que nos puede proporcionar algunas claves para entender tanto los temas que interesaron a los comunistas como su manera de concebir la labor cultural en los años del franquismo.

Il fronte culturale. Il percorso della rivista “Nous Horitzons” (1960-1976)

Alla fine degli anni cinquanta, il Partit Socialista Unificat de Catalunya intravide la necessità di acquisire visibilità nei circoli culturali di Barcellona allo scopo di divenire la forza egemone dell’antifranchismo catalano. Il saggio analizza lo sviluppo del principale strumento che si diede il partito per conseguire questo scopo: la rivista culturale “Nous Horitzons”, una piattaforma che può fornire chiavi di lettura per comprendere sia i temi che interessarono i comunisti sia il loro modo di concepire l’attività culturale  negli anni del franchismo.

The cultural front. The development of the “Nous Horitzons” journal (1960-1976)

In the late fifties, the Partit Socialista Unificat de Catalunya started seeking visibility in Barcelona cultural circles in order to become the leading force of Catalan anti-Francoism. This article explores the development of the main means the party devised for this purpose, the cultural journal “Nous Horitzons”, which provides insights into the issues that interested Communists and into the way  they intended cultural activity during Francoism.

Palabras claves Partit Socialista Unificat de Catalunya, Partido Comunista de España, Nous Horitzons, Comité de Intelectuales, política cultural, franquismo.

Parole chiave Partit Socialista Unificat de Catalunya, Partido Comunista de España, Nous Horitzons, Comité de Intelectuales, politica culturale, franchismo.

Keywords Partit Socialista Unificat de Catalunya, Partido Comunista de España, Nous Horitzons, Comité de Intelectuales, cultural policy, Francoism.

 

Elena Osorio Alonso, El exilio republicano español: organizaciones de ayuda a los refugiados

(Il testo, giunto in Redazione il 12 agosto 2009, è stato letto da Alicia Alted e Claudio Venza)

El fin de la Guerra Civil española con la derrota de la República en el año 1939 provocó una diáspora de población sin precedentes. La evacuación de cientos de miles de individuos se intentó encauzar a través de diversas organizaciones de ayuda. Este artículo trata principalmente las promovidas por las instituciones republicanas (el SERE y la JARE), pero también hace mención a otras organizaciones surgidas de la iniciativa privada o de carácter puramente  humanitario, que contribuyeron en la medida de sus posibilidades al auxilio de los refugiados.

L’esilio repubblicano spagnolo: organizzazioni di sostegno ai rifugiati

La fine della Guerra Civile spagnola con la sconfitta della Repubblica nel 1939 provocò una diaspora di popolazione senza precedenti. Si cercò di incanalare l’evacuazione di centinaia di migliaia di persone attraverso varie organizzazioni di sostegno. Il contributo tratta principalmente quelle promosse dalle istituzioni repubblicane (il SERE e la JARE), ma fa anche riferimento ad altre organizzazioni sorte dall’iniziativa privata o di carattere puramente umanitario, che contribuirono per quanto possibile a offrire aiuto ai rifugiati.

Spanish Republican Exile: organizations assisting refugees

The end of the Spanish Civil War with the Republican defeat in 1939 brought about an unprecedented diaspora of population. An attempt was made to provide organized support to the evacuation of hundreds of thousands of people. This article deals mainly with the actions promoted by the Republican institutions (SERE and JARE), but also refers to other organizations established as a result of private or purely humanitarian initiatives to help refugees as far as they could.

Palabras claves Exilio republicano, Juan Negrín, Indalecio Prieto, SERE, JARE

Parole chiave Esilio  repubblicano, Juan Negrín, Indalecio Prieto, SERE, JARE

Keywords Republican  exile, Juan Negrín, Indalecio Prieto, SERE, JARE

 

Emanuele Treglia, Alla ricerca della rivoluzione dalle fabbriche. Un'approssimazione alla politica sindacale della ORT tra la fine del franchismo e l'inizio della transizione

(Il testo, giunto in Redazione il 18 agosto 2009, è stato letto da Pere Ysás e Jorge Torre Santos)

Il presente lavoro analizza come si sia sviluppata la partecipazione della ORT, partito maoista fondato nel 1970, alle Comisiones Obreras. Nella prima parte si prende in esame soprattutto la sua critica “di sinistra” alla linea imposta dal PCE al nuovo movimento operaio, considerata riformista e non rivoluzionaria. Nella seconda, invece, si vede come, all'inizio della transizione, la ORT fuoriuscì dalle CCOO: alla loro strutturazione in Confederación Sindical, infatti, il partito maoista oppose l'idea di un sindacato unitario, creato a partire da assemblee di base in ogni fabbrica, capace di riunire nelle sue fila la maggioranza dei lavori.

En búsqueda de la revolución desde las fábricas. Una aproximación a la política sindical de la ORT entre el fin del franquismo y el comienzo de la Transición

El presente trabajo analiza cómo se desarrolló la participación de la ORT, el partido maoísta fundado en 1970, en Comisiones Obreras. En la primera parte se investiga sobre todo su crítica “de izquierdas” a la línea impuesta por el PCE al nuevo movimiento obrero, considerada reformista y no revolucionaria. La segunda, en cambio, trata cómo, al principio de la Transición, la ORT se salió de CCOO: a su estructuración en Confederación Sindical, de hecho, el partido maoísta opuso la idea de un sindicato unitario, creado a partir de asambleas de base en cada fábrica, capaces de reunir en sus  filas a la mayoría de los trabajadores.

Seeking revolution from factories. An introduction to ORT trade union policy between the end of Francoism and early Transition

This article explores the development of the participation of ORT, a Maoist party established in 1970, into Comisiones Obreras. The first part examines mainly its “left-wing” criticism to the line imposed by the PCE to the new workers’ movement, regarded as reformist and not revolutionary. The second part analyzes how in the early Transition ORT left CCOO: their structuring into a Trade Union Confederation was opposed by the Maoist party who argued for a unitary trade union, created from grassroots meetings in each factory and capable of attracting the majority of workers.

Parole chiave ORT, Comisiones Obreras, PCE, Transizione.

Palabras claves ORT, Comisiones Obreras, PCE, Transición.

Keywords ORT, Comisiones Obreras, PCE, Spanish Transition.

 

Fondi e fonti

Alfonso Botti, Rapporto dell’Azione Cattolica sul comunismo in Spagna, sollevazione militare e uso ecclesiastico del presunto complotto comunista del luglio 1936, alla luce della nuova documentazione vaticana

Qualche giorno dopo l’alzamiento, i militari ribelli iniziarono a far circolare l’idea che essi avevano sventato un colpo di mano comunista programmato per i giorni successivi, riferendosi ad alcuni documenti in loro possesso. Chi più di tutti brandì l’arma del complotto comunista fu il cardinale primate, Isidro Gomá. Svelato fin dagli anni Sessanta il carattere apocrifo e non segreto di quei documenti, anche la propaganda franchista cessò di accreditarne l’autenticità. Restavano tuttavia sul tappeto alcuni interrogativi: perché nei primi proclami dei militari ribelli non si fa riferimento a tale minaccia? Perché vi si ricorse solo una decina di giorni dopo? E soprattutto: perché furono i vescovi spagnoli ricorrervi con più insistenza? La documentazione vaticana consente ora di arricchire il quadro di ulteriori tasselli. Consta, infatti, che pur avendoli ricevuti, la S. Sede non attribuì loro particolare significato. Forse perché in possesso anche di un dettagliato rapporto sul comunismo in Spagna redatto da esponenti dell’AC, segnalato in questa sede per la prima volta, nel quale nessuna iniziativa rivoluzionaria era prevista per l’estate del 1936. In risposta agli interrogativi ancora senza risposta l’articolo ipotizza che il tardivo ricorso alla giustificazione della sollevazione preventiva (e agli apocrifi), divenne necessario per l’imprevisto esito del golpe. In altre parole che fu il suo insuccesso, o parziale successo, causa a sua volta dello scoppio della guerra civile e di un parallelo processo rivoluzionario, a orientare i militari ad assumere l’interpretazione religiosa del conflitto elaborata dai vescovi (in seguito alle violente persecuzioni antireligiose e anticlericali) nella quale il nodo della liceità teologico-morale della sollevazione assumeva un valore decisivo. Rispetto al male rappresentata dal disordine e dalla laicizzazione imperanti nella Repubblica, la sollevazione militare rappresentava un estremo rimedio che si configurava come “male minore”. Ma una sanguinosa guerra civile scoppiata in conseguenza del fallimento della sollevazione militare era palesemente un male maggiore di quello al quale aveva preteso opporsi. Di qui la necessità di caricare di un ulteriore peso (il complotto comunista) la situazione politica della Repubblica per riproporzionare il rapporto tra il male e il suo rimedio.

Informe de la Acción Católica sobre el comunismo en España, la sublevación militar y el uso eclesiástico del supuesto complot comunista de julio de 1936, a la luz de la nueva documentación vaticana

Algunos días después el alzamiento, los militares rebeldes empezaron a difundir la idea de que ellos habían impedido un golpe de mano comunista planificado para los días siguientes, refiriéndose a algunos documentos en sus manos. El que más aprovechó el arma del complot comunista fue el cardenal primate, Isidro Gomá. Como desde los sesenta se conocía el carácter apócrifo y no secreto de aquellos documentos, hasta la propaganda franquista dejó de acreditar su autenticidad. Sin embargo, quedaban pendientes ciertos interrogantes: ¿por qué las primeras proclamas de los militares rebeldes no hacen referencia a dicha amenaza? ¿Por qué se utilizaron tan sólo unos diez días después? Y sobre todo: ¿por qué fueron los obispos españoles quienes los utilizaron con más insistencia? La documentación vaticana permite ahora enriquecer el mosaico de nuevas teselas, pues consta que, a pesar de haberlos recibido, la Santa Sede no les atribuyó un significado especial. Posiblemente porque contaba con un informe detallado sobre el comunismo en España redactado por personalidades de la AC, que damos a conocer por primera vez, en el cual no se preveía ninguna acción revolucionaria para el verano de 1936. En el artículo mantenemos que el recurso tardío a la justificación de la sublevación preventiva (y a los apócrifos) se hizo necesario por el desenlace imprevisto del golpe. En otras palabras fue su fracaso, o su éxito parcial, causa a su vez del estallido de la guerra civil y de un proceso revolucionario paralelo, lo que orientó los militares a asumir la interpretación religiosa de la contienda elaborada por los obispos (a raíz de las violentas persecuciones antirreligiosas y anticlericales) en la cual el nodo de la legitimidad teológico-moral de la sublevación cobraba un valor decisivo. Respecto al mal representado por el desorden y la laicización imperantes en la República, la sublevación militar suponía un “mal menor”. Pero una sangrienta guerra civil estallada como consecuencia del fracaso de la sublevación militar era patentemente un mal peor que el que se había pretendido enfrentar. De ahí la necesidad de cargar de un peso adicional (el complot comunista) la situación política de la República para reproporcionar la relación entre el mal y su remedio.

Report of the Catholic Action on Communism in Spain, the military uprising and how the Church exploited the alleged Communist plot of July 1936 in the light of the new Vatican documents

A few days after the alzamiento, the rebel soldiers started disseminating the idea that they had prevented a Communist coup planned for the following days, referring to some documents they had in their hands. It was the primate cardinal Isidro Gomá who most exploited the argument of the Communist plot. As the spurious and non-secret character of these documents was known since the Sixties, even the Francoist propaganda stopped arguing that they were genuine. Some questions, however, remained unanswered: why is there no reference to this threat in the early proclamations of the rebels? Why was it included only a dozen days later? And in particular, why did Spanish bishops insist on using them? According to the Vatican documents, the Holy Seat did not attach special significance to them, possibly because the Catholic Action had sent it a detailed report on Communism in Spain – which is disclosed in this article for the first time - where no revolutionary initiative was expected for summer 1936. In response to these questions, the article posits that the belated justification of the preventive uprising (and the use of spurious documents) became necessary because of the unexpected outcome of the coup. In other words, its failure or partial success, which in turn brought about the outbreak of the civil war and a parallel revolutionary process, encouraged the military to adopt the religious interpretation of the conflict provided by the bishops (as a result of the violent anti-religious and anti-clerical persecutions). This interpretation gave a decisive theological and moral legitimacy to the uprising. Compared to the evil embodied by the Republican chaos and laicization, the military uprising was an extreme remedy, a “lesser evil”. But a bloody civil war as a result of the failed military coup was clearly a bigger evil than the one the rebels wanted to oppose. That is why the political situation of the Republic was further charged with the thesis of the Communist plot in order to make the remedy proportionate to the evil.

Parole chiave Spagna, Comunismo, Sollevazione militare 1936, S. Sede, Isidro Gomá.

Palabras claves España, Comunismo, sublevación militar de 1936, S. Sede, Isidro Gomá.

Keywords Spain, Communism, 1936 military uprising, Holy Seat, Isidro Gomá.

 

Rassegne e note

Marco Perez, Il nazionalismo basco nella riflessione storiografica: interpretazioni e costruzioni dell'immaginario identitario

A partire dagli anni settanta la storiografia post-franchista propose la questione nazionale basca su un piano “funzionale”, principalmente come reazione alla rivoluzione industriale bizkaina di fine Ottocento. Alla lettura del nazionalismo periferico come fenomeno “immaginato” e “inventato” si sommava la posteriore riflessione antropologico-culturale sui miti originari del popolo euskaldun; che riconosceva come irrazionale la modernità costruita su presupposti etnici ed escludenti. La differenza basca, intesa come variante del “labirinto spagnolo”, limitava così possibili comparazioni in ambito nazionale o internazionale e si prestava (in qualche caso) all'ideologico rifiuto del discorso autonomista. A tale impostazione va ascritta la tesi secondo cui il nazionalismo basco sarebbe un esempio di sacralizzazione della politica, capace di alimentare la presunta peculiarità storica di Euskadi. Più recentemente, gli studi di Coro Rubio Pobes si centreranno sulla duplice (e integrata) costruzione identitaria spagnola e basca, immaginata sul piano letterario e politico nel corso del XIX secolo. Se nel pensiero di Sabino Arana convergono elementi locali (legati al tradizionalismo forale), la sua “originalità” non è tale da giustificare l'esistenza di una religione politica o di un essenzialismo estraneo alla cultura etno-religiosa del nazionalcattolicesimo spagnolo.

El nacionalismo vasco en la reflexión historiográfica: interpretaciones y construcciones del imaginario identitario

A partir de los años setenta la historiografía post-franquista propuso una interpretación “funcional” de la cuestión nacional vasca, principalmente como reacción a la revolución industrial bizkaína de finales del siglo XIX. A la lectura del nacionalismo periférico como fenómeno “imaginado” e “inventado” se añadía la posterior reflexión antropológica y cultural sobre los mitos originarios del pueblo euskaldun, que reconocía como irracional la modernidad asentada sobre presupuestos étnicos y excluyentes. El hecho diferencial vasco, entendido como variante del “laberinto español”, limitaba entonces posibles comparaciones en ámbito nacional o internacional y se prestaba (en algunos casos) al rechazo ideológico del discurso autonomista. Se fundamenta en este planteamiento la tesis según la cual el nacionalismo vasco sería un ejemplo de sacralización de la política, capaz de alimentar la supuesta peculiaridad histórica de Euskadi. En años más recientes, la investigación de Coro Rubio Pobes se centraría en la doble (e integrada) construcción identitaria española y vasca imaginada en el plano literario y político a lo largo del siglo XIX. Si en los planteamientos de Sabino Arana convergen elementos locales (vinculados al tradicionalismo foral), su “originalidad” no llega a justificar la existencia de una religión política o de un esencialismo ajeno a la cultura etnorreligiosa del nacionalcatolicismo español.

The basque nationalism: historiographic interpretations and constructions of identity

Since the seventies, post-Francoist historians proposed a “functional” interpretation of the Basque national issue, mainly as a reaction to the late-XIX century Biscayan industrial revolution. The reading of peripheral nationalism as something “imagined” and “invented” summed up to the later anthropological and cultural analysis of original euskaldun myths, which regarded as irrational modernity based on ethnical and exclusive assumptions. Thus the Basque difference, intended as a variant of the “Spanish labyrinth”, hardly allowed for national or international comparisons and occasionally led to the ideological rejection of autonomist discourse. On the basis of these assumptions, Basque nationalism is seen as an example of sacralization of politics, capable of supporting Euskadi’s assumed historical peculiarity. More recently, Coro Rubio Pobes’ research focuses on the dual (and integrated) Spanish and Basque identity construction, as imagined on a literary and political plan throughout the XIX century. While Sabino Arana’s thinking contains local elements (associated to foral traditionalism), his “originality” does not justify the existence of a political religion or an essentialism lying outside the ethno-religious culture of Spanish national-Catholicism.

Parole chiave Nazionalismo basco, storia dei Paesi Baschi, tendenze storiografiche, Religioni politiche

Palabras claves Nacionalismo vasco, historia del País Vasco, tendencias historiográficas, religiones políticas

Keywords Basque nationalism, history of the Basque Country, historiographic trends, political religions

 

Maria Elena Cavallaro, La transizione spagnola: un processo dalle origini di lungo periodo

Questa rassegna prende in esame  i principali testi che hanno affrontato la storia della transizione spagnola dalla metà degli anni ottanta fino ai nostri giorni. Mette in evidenza  le differenze tra la storiografia spagnola e quella estera e  concede maggiore spazio agli  studi  che  hanno  rintracciato nel secondo franchismo (a partire dalla fine degli anni Cinquanta), il momento storico in cui si sono concretizzati quei  fattori di lungo periodo che hanno permesso  il successo della transizione spagnola.  Analizza poi alcuni testi che hanno preso in esame il ruolo dei principali attori individuali e collettivi ( il re Juan Carlos I e i partiti politici)  per concentrarsi poi sulle diverse interpretazioni  emerse sul ruolo della memoria della Guerra civile e il peso che essa ha avuto nel corso della transizione. Cerca infine  di cogliere il nesso tra il peso della memoria e lo sgretolamento del mito della transizione e quanto il dibattito nato in campo storiografico intorno a questi temi abbia condizionato la sfera politica e quella sociale.

La transición española: un proceso de origen de larga duración

Esta reseña analiza los principales textos  editados sobre la transición española desde la mitad de los años Ochenta hasta nuestros días. Subralla las diferencias entre la historiografía española y la exterior y  da espacio  a los estudios que  para entender los factores de larga duración que permitieron el desarrollo de una transición exitosa se remontan a la investigación de  los cambios que ocurrieron  durante el  segundo franquismo ( finales de los años Cincuenta). Luego analiza algunos textos  que estudian el papel de los principales actores individuales y colectivos (el Rey Juan Carlos I y el papel desarrollado por los partidos políticos) y ofrece  las principales interpretaciones elaboradas por la historiografía  sobre el papel  que la memoria de la Guerra civil ha ejercido en la transición.  En fin trata de entender la relación que hay entre las distintas interpretaciones de la memoria y el derrumbamiento del mito de la transición y como este debate nacido a nivel historiográfico haya influido  tanto en la esfera política como en la social.

The Spanish transition: a process with a long duration origin

This review analyses the main books on the Spanish transition to democracy published from the mid Eighties up to nowadays. It underlines the different approach between Spanish and foreign historiography and it focuses its attention on the books which describe the second francoism  as the   moment when the long run factors that  allowed the  success of the transition to democracy started to raise. Later it analyses some books dedicated to the role played by the main individual and collective characters ( King Juan Carlos I and political parties), to show afterwords  the opposite interpretations on the role played by the  memory  of the Civil war on the transition to democracy.

Finally it tries to establish a relationship between the role played by the memory of the Civil  War and the crumbling of the myth of transition and how the debate on this issue- raised at historiographical level -influenced  the political and social sphere.

Parole chiave Transizione spagnola, Guerra civile, memoria, partiti politici

Palabras claves Transición española, Guerra civil, memoria, partidos políticos

Keywords Spanish transition, Civil war; memory; political parties

 

Laura Orlandini, L’Italia e Francisco Ferrer: la risposta di piazza e la diffusione del mito

Attraverso una dettagliata recensione del volume Contro la Chiesa. I moti pro Ferrer del 1909 in Italia, curato da Maurizio Antonioli (BFS Edizioni), si tenta di proporre un'analisi del panorama politico laicista negli anni dell'Italia giolittiana, caratterizzati da un forte acutizzarsi delle tematiche anticlericali e dall'entrata del mondo cattolico sulla scena politica.

Italia y Francisco Ferrer: la respuesta de la plaza y la difusión del mito

A través de una reseña detallada del volumen Contro la Chiesa. I moti pro Ferrer del 1909 in Italia, a cargo de Maurizio Antonioli (BFS Edizioni), pretendemos proponer un análisis del panorama político laicista en los años de la Italia de Giolitti, marcados por la fuerte agudización del anticlericalismo y la entrada de los católicos en la escena política.

Italy and Francisco Ferrer: the square’s response and the spread of the myth

The review of the book Contro la Chiesa. I moti pro Ferrer del 1909 in Italia, edited by Maurizio Antonioli (BFS Edizioni) analyzes the laicist political scene in the years of Giolitti’s Italy, characterized by a strong  boost of anticlericalism and the entry of Catholics into the political scene.

Parole chiave Anticlericalismo, anarchismo, Semana Trágica, laicismo, Francisco Ferrer, Leyenda negra

Palabras claves Anticlericalismo, anarquismo, Semana Trágica, laicismo, Francisco Ferrer, Leyenda negra

Keywords Anticlericalism, anarchism, Semana Trágica, laicism, Francisco Ferrer, Leyenda negra

 

Luigi Paselli La guerra di Spagna di Emma Barzini

Figlia del noto giornalista - poi senatore del Regno – Luigi Barzini e sua collaboratrice negli anni del quotidiano «Corriere d’ America» a New York (1923-1931), Emma visse in territorio repubblicano la guerra civile 1936-1939 perché aveva sposato un tenente colonnello dell’aviazione che ebbe a trovarsi a combattere contro Franco, rischiando a guerra finita la fucilazione e passando alcuni anni in carcere.

Questo articolo prende in esame la sua testimonianza, pubblicata in tre puntate sul «Corriere della Sera» pochi giorni dopo il suo fortunoso rimpatrio, evidenziando le note di sfrenata propaganda e le dichiarazioni di fede fascista coronate dal suo rientro nella Spagna franchista.

La guerra de España de Emma Barzini

Hija del famoso periodista – posteriormente senador del Reino de Italia – Luigi Barzini y colaboradora suya en el periódico «Corriere d’America» de Nueva York (1923-1931), Emma vivió la guerra civil en territorio republicano por estar casada con un coronel de la aviación que se encontró peleando contra Franco, corriendo el riesgo de ser fusilado y pasando unos años en la cárcel.

El artículo analiza su testimonio, publicado en tres episodios en el «Corriere della Sera» a los pocos días de su repatriación fortunosa, destacando los matices de propaganda desenfrenada y las declaraciones de fe fascista coronadas por su vuelta a la España franquista.

Emma Barzini’s Spanish civil war

Emma Barzini was the daughter of Luigi Barzini, a famous journalist – later senator of the Reign of Italy – and worked with him for the New York newspaper «Corriere d’America» (1923-1931). Emma experienced the Spanish civil war in the Republican territory because she was married to a colonel of the aviation who found himself fighting against Franco, thus running the risk of being shot and spending some years in prison.

The article analyzes Emma Barzini’s account, published in three episodes on «Corriere della Sera», a few days after her adventurous repatriation, and stresses its unrestrained propaganda tone and the declaration of Fascist allegiance it contains, which culminated into her return to Francoist Spain.

Parole chiave Guerra civile spagnola, Emma Barzini, Alejandro Gómez Spencer, vita nelle retrovie

Palabras claves Guerra Civil española, Emma Barzini, Alejandro Gómez Spencer, vida en la retaguardia

Keywords Spanish civil war, Emma Barzini, Alejandro Gómez Spencer, life in the rears

 

Sezione a cura di Marcella Aglietti ed Elena Errico

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