Saggi e ricerche n. 23

Saggi e ricerche n. 23

Carlos Larrinaga Rodríguez, Partidos políticos y sistema de partidos en el País Vasco durante la Restauración, 1876 y 1914

Lo sviluppo economico che si compì nel Paese Basco dalla metà del XIX secolo, e in special modo dalla fine della seconda guerra carlista, fu strettamente legato a una serie di trasformazioni sociali e politiche che sfociarono in un processo di diversificazione politica da parte di un sempre maggior numero di partiti. Così, durante la Restaurazione, venne configurandosi un sistema competitivo di partiti caratterizzato da un polarizzato pluralismo. In tal modo ai partiti dinastici si affiancarono assai presto il partito socialista, il partito nazionalista basco e il partito integrista, oltre allo stesso carlismo, che continuò a mantenere la propria influenza in vaste zone della regione.


Xosé M. Núñez Seixas, El competidor imaginario: los inmigrantes italianos según la colectividad española de la Argentina (1900-1940)

L’articolo prende in esame l’immagine degli immigrati italiani in Argentina agli occhi della comunità spagnola locale nei primi trent’anni del secolo scorso. Pur non essendo il gruppo di immigrati più numeroso – lo erano infatti gli italiani – i capi della comunità spagnola cercaronodi creare una specie di “discendenza comune” con gli argentini, accentuando i legami storici e culturali tra spagnoli e creoli argentini. Ciò richiese anche la costruzione di un “nemico”, almeno a livello simbolico, e gli italiani vennero a essere considerati il grande “altro”, poiché il loro grande numero e l’influenza che esercitavano sulla vita sociale argentina li faceva apparire come una sfida al predominio del retaggio culturale spagnolo. Ciononostante la rivalità italo-spagnola non oltrepassò mai la soglia di uno scontro per l’egemonia simbolica e culturale in seno all’opinione pubblica argentina .

Elena Dundovich, Dall’URSS alle Brigate Internazionali:Ugo Citterio e i sogni di una generazione

Utilizzando gli archivi ex-sovietici da poco aperti al pubblico, l’Autore ci racconta la storia di un operaio italiano, Ugo Citterio. Nato nel 1900 ed entrato nel PCI nel 1922, Citterio venne arrestato dalla polizia fascista nel 1932. Nel 1934 decise di emigrare in Francia e di lì, aiutato dal Partito, passò nel 1935 in Unione Sovietica. Allo scoppio della guerra civile in Spagna chiese di poter andare volontario e la sua domanda venne accettata. Dall’ottobre 1937 fece parte della Brigata Garibaldi.
Tornato in URSS venne arrestato nel 1949 con l’accusa di trotzkismo, condannato e mandato, nel 1941, in un gulag, ove morì nel luglio del 1943.
Nella storia di Ugo Citterio si riflettono i drammi che hanno sconvolto non solo la sua ma l’intera vita di un secolo: la nascita del comunismo, il fascismo, la guerra civile spagnola, il mito dell’URSS di Stalin, la realtà dei suoi milioni di vittime.


Carsten Humlebæk, La cuestión de la fiesta nacional durante la época socialista

Dopo l’abolizione – avvenuta nel 1977 – del 18 luglio come festa nazionale, la Spagna non aveva più formalmente alcuna festa nazionale. Da un lato il Re aveva accolto con grande entusiasmo la commemorazione della Giornata della Hispanidad, favorendo in tal modo la scelta di quel giorno come festivo, mentre d’altro canto v’erano settori socialisti che facevano pressione affinché la Giornata della Costituzione venisse scelta come festa. Ciononostante furono proprio i governi socialisti che decretarono, con una legge del 1987, l’istituzione definitiva del 12 ottobre come Festa nazionale di Spagna, nonostante le scomode allusioni alla conquista e colonizzazione delle Americhe. Fra le altre ragioni ebbe un forte peso la coincidenza tra la Festa nazionale e le celebrazioni nel 1992 del Quinto centenario. Com era da prevedere, dopo il 1992 la celebrazione della Festa nazionale ha perso molta della sua risonanza.


Ana González Neira, “Luna”, la primera revista del exilio español

L’articolo è un’analisi di “Luna”, la prima rivista culturale dell’esilio della Guerra civile. La rivista fu redatta nei primi mesi del dopoguerra da un gruppo di intellettuali repubblicani rifugiati nell’ambasciata cilena di Madrid. Nel saggio si prendono in esame i caratteri che fanno di “Luna” un’esperienza unica nella storia del giornalismo spagnolo, poiché veniva redatta settimanalmente in territorio cileno, con scarsi mezzi e godendo della vista sul Paseo del Prado. Il suo contenuto letterario ne fa la prima rivista culturale dell’esilio spagnolo, pubblicandosi di ogni numero un solo esemplare.


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