Saggi e ricerche n. 21

Saggi e ricerche n. 21

Ramón Arnabat Mata, El trienio liberal en Catalunya (1820-1823)

Il Trienio Liberal (1820-1823) è un periodo chiave nel lungo processo della crisi dell’Antico Regime e della rivoluzione borghese in Spagna. Durante il Trienio prenderanno forma gli opposti schieramenti; rivoluzionario e controrivoluzionario, e nell’ambito del primo si distingueranno i due settori del liberalismo, lo exaltado e il moderado, che si scontreranno per tutto il secolo XIX. La Catalogna  avrà un ruolo decisivo, sia nello sviluppo del regime costituzionale, divenendone uno dei principali baluardi grazie alla Milicia Voluntaria, sia in quello del campo controrivoluzionario, con il sorgere delle bande di guerriglieri realisti.

Alfonso Botti, L’antisemitismo spagnolo dalla Restaurazione borbonica al 1898

Il saggio affronta il problema dell’antisemitismo spagnolo nel periodo che va dalla Restaurazione borbonica alla crisi del ’98 ed è da considerarsi come il proseguimento di quello pubblicato sul numero precedente della rivista. Esso tratta della questione sefardita nell’opera di Amador de los Ríos e Menéndez y Pelayo, degli echi del caso Mortara, delle posizioni di Pompeyo Gener con qualche cenno al problema dei rapporti tra antisemitismo e nazionalismo basco. Più analiticamente prende in esame due romanzi di Pardo Bazán,  la fortuna di Drumont nella Spagna di quegli anni e del suo principale epigono. Le ultime parti del saggio sono dedicate ai primi passi della teoria del complotto ebreo-massonico, all’antisemitismo diffuso negli ambienti del carlismo e dell’integralismo catalano e alla percezione dell’affaire Dreyfus al di là dei Pirenei. Le conclusioni, ancora provvisorie, tornano a sottolineare il carattere autoctono dell’antisemitismo spagnolo, mettono in luce la comparsa di un pericoloso nemico interno, fatto coincidere con i conversos, e sottolineano l’uso moderno dell’antisemitismo sul piano politico proprio da parte di ambienti e forze considerati più antimoderni.


Josep M. Figueres i Artigues, Prensa y política en la II República: el epistolario de F. Cambó a Duran i Ventosa sobre “La Veu de Catalunya”

Utilizzando il carteggio inedito tra Francesc Cambó, importante uomo politico del primo trentennio del secolo scorso, e Lluís Duran i Ventosa, anch’egli importante leader della Lliga Catalana e direttore politico del suo giornale “La Veu de Catalunya” negli anni 1931 e 1932, l’Autore offre una panoramica concettuale dei problemi di natura economica e amministrativa (diffusione, ecc.) e dei contenuti del quotidiano, che sono discussi, valutati e analizzati dai due uomini politici, attraverso la pubblicazione di significativi brani della loro ricca e confidenziale corrispondenza, poiché in questo periodo Cambó non si trovava a Barcellona.

Xavier Diez, «Amaos… y no os multipliquéis». El discurso ético-sexual del anarquismo individualista en Cataluña, (1927-1937)

Negli anni Venti e Trenta del secolo scorso inizia a prender corpo nel movimento anarchico spagnolo una tendenza individualista che fa del problema della liberazione sessuale una delle proprie bandiere. Tra il 1927 e il 1937 due riviste, “Ética” prima e poi “Iniciales” che ne è la continuatrice, sono la tribuna di dibattito, diffusione e costruzione di questa nuova etica sessuale, che si basa sull’eugenismo, il neomaltusianesimo e il naturismo.


Alessia Cassani, La Spagna ritrovata: il ritorno dall’esilio. I casi di Francisco Ayala e María Zambrano

Durante la Guerra civile e i primi anni della dittatura molti intellettuali lasciano la patria per vivere un definitivo o temporaneo esilio. Dopo la morte di Franco il loro ritorno in Spagna divide l’opinione pubblica, che in generale riserverà una calorosa accoglienza a chi rientrerà. Gli esuli portano con sé un’idea di patria che deve necessariamente sottoporsi al confronto con la realtà. Molti avranno una grande delusione accorgendosi di avere troppo idealizzato il proprio Paese, altri conserveranno una visione più distaccata e realistica. Francisco Ayala e María Zambrano fanno della Spagna uno dei temi più trattati nei loro scritti. In particolare il primo fornisce analisi lucide sulla situazione del Paese negli anni Settanta, affrontando anche temi spinosi come nazionalità e nazionalismi, il compito dei partiti politici, la forma di governo, il rapporto con l’Europa.


Marco Succio, La transizione dall’esilio: Manuel García Pelayo

L’esilio intellettuale spagnolo susseguente alla Guerra civile ebbe nella maggioranza dei casi un duplice epilogo: il definitivo abbandono del Paese o un altrettanto definitivo ritorno a partire dagli anni Sessanta e fino al termine del regime di Franco. In questo contesto spicca la figura di Manuel García Pelayo, politologo e filosofo che visse l’esilio in maniera frastagliata, con annuali viaggi in Spagna che lo mantennero sempre fortemente legato al Paese. Quando le interminabili peripezie sembravano condurlo a una tranquilla permanenza a Madrid, uno scandalo che lo coinvolse mentre ricopriva l’incarico di Presidente del Tribunal Constitucional lo “obbligò” a un secondo e definitivo allontanamento. Il breve saggio illustra come un personaggio dalla biografia tanto particolare visse e interpretò i fatti politici della Spagna dall’instaurazione del franchismo alla transizione.


Marco Cipolloni, Parole e immagini del potere nella Spagna contemporanea: un’analisi linguistica della sovranità rappresentata

La Fondazione Telefónica ha sponsorizzato una mostra fotografica e il relativo catalogo su “L’immagine del potere” (La imagen del poder) in Spgan durante il XX secolo (dalla crisi del 1898 in poi). La mostra e il catalogo presentano in realtà una serie di ritratti fotografici di uomini politici, re, generali, e così via.

Iniziando con un’analisi della presentazione italiana della mostra, il saggio descrive le mutevoli prospettive del suo oggetto, paragonando i ritratti fotografici col cinema, i media e le altre fonti dell’iconografia pubblica.

L’immagine di Juan Carlos, il Re della Spagna democratica e post-franchista, viene scelta e studiata come un esempio recente e rappresentativo di tutto questo.

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