Saggi e ricerche n. 33

Saggi e ricerche n. 33
 

Pacificazione e riconciliazione in Spagna

Gabriele Ranzato, Riparare l’irreparabile: la memoria della Guerra civile nella Spagna democratica

Da molti anni una gran parte dell’opinione pubblica spagnola reclama un recupero della memoria della Guerra civile come se questo tema continuasse ad essere coperto dal silenzio. Ma è facile constatare come invece giornali, letteratura, cinema e storiografia abbiano trattato e dibattuto l’argomento con grande frequenza. La ragione essenziale di questo apparente paradosso è che in realtà ciò che si chiede non è memoria ma giustizia. Una richiesta destinata a rimanere insoddisfatta, poiché l’impunità del regime franchista è un fatto irreversibile. La frustrazione che da ciò deriva può essere lenita solo parzialmente dalle misure previste dalla recente Ley de Memoria Histórica. Ciò provoca la perpetuazione di un’immagine mitica e manichea di quel passato in cui con difficoltà si dà spazio a un’analisi critica dell’esperienza repubblicana e dei suoi limiti democratici, perché forse quell’immagine resta la più efficace compensazione dell’ingiustizia.

For many years most of the Spanish public opinion has been calling for a recovery of the memory of the Civil War as if this issue were still covered by silence. But it can be easily seen that the press, literature, cinema and historiography have discussed this issue very often. The basic reason for this apparent paradox is that what is in fact being asked for is not memory but justice. Ademand which is bound to be frustrated because the impunity of Franco’s regime is an irreversible fact. The resulting frustration can be only partially relieved by the measures included in the recent Ley de Memoria Histórica. This brings about the perpetuation of a mythic and Manichean image of that past, where there is hardly any space for a critical analysis of the republic and its democratic limits, possibly because this image is still the most effective compensation of injustice.

Desde hace muchos años la gran mayoría de la opinión pública reclama la recuperación de la memoria de la Guerra civil como si este tema continuara cubierto por el silencio. Sin embargo, es fácil constatar que periódicos, literatura, cine e historiografía lo han tratado y debatido con gran frecuencia. La razón fundamental de esta aparente paradoja es que en realidad lo que se demanda no es memoria sino justicia. Una demanda que quedará sin satisfacer, porque la impunidad del régimen franquista es un hecho irreversible. La frustración que esto causa la pueden paliar sólo parcialmente las medidas contempladas en la reciente Ley de Memoria Histórica. Esto conlleva la perpetuación de una imagen mítica y maniquea de aquel pasado en el cual apenas se permite un análisis crítico de la experiencia republicana y de sus límites democráticos, quizás porque esa imagen sigue siendo la compensación más eficaz de la injusticia.

Parole chiave: Guerra civile, memoria, Transizione, Legge sulla Memoria Storica
Keywords: Civil War, Memory, Transition, Historical Memory Law
Palabras clave: Guerra civil, memoria, Transición, Ley de Memoria Histórica

 

Manuel Ortiz Heras, La Chiesa tra pacificazione franchista e riconciliazione

Dopo le prime valutazioni per lo più chiaramente elogiative del processo di transizione politica dalla dittatura alla democrazia nella Spagna degli anni Settanta, è in corso una revisione in diversi campi delle scienze sociali, alla quale non poteva rimanere estranea la storiografia. Sono emerse così una serie di spiegazioni non così positive su ciò che avvenne tra gli spagnoli. La Chiesa cattolica non poteva essere un’eccezione. Anche se, in generale, continua ad essere un’istituzione poco interessante per gli studiosi per il suo enorme protagonismo nella storia della Spagna, un numero sempre maggiore di studi ne analizza il ruolo nel decennio decisivo per il mutamento politico. Tutto ciò dopo che le posizioni si erano arroccate su visioni estreme che andavano dalla caratterizzazione della Chiesa come pilastro della dittatura a un’immagine idealizzata secondo la quale la Chiesa avrebbe dato un contributo fondamentale all’apertura politica. Dopo il Concilio Vaticano II un settore significativo di questa istituzione, chiamato a guidare il suo stesso processo di transizione, cercò di smarcarsi dalle posizioni tridentine, di puntare sull’indipendenza dallo Stato, di sostenere la democrazia e di agire con nuove strategie. Parliamo dunque di una transizione all’interno della Chiesa stessa che si verificò tra il 1960 e il 1975 in due fasi, una prima “dal basso” e una seconda “dall’alto”. Tuttavia, questo mutato atteggiamento non fu esclusivo della Chiesa. Dagli anni Cinquanta in diversi settori della società si verificarono lente manovre di avvicinamento e si è parlato della generazione della riconciliazione. In ogni caso, pare evidente che non fu proprio la Chiesa a dare luogo a queste posizioni e che, piuttosto, impiegò troppo tempo ad adottarle, pur mostrando con il tempo una tendenza a farle proprie.

While most of the early analyses of the political transition from dictatorship to democracy in Spain in the Seventies were laudatory, a revision is being carried out by the various social sciences, obviously including historiography. As a result, a number of explanations not as positive on this political process that took place in Spain have been provided. The Catholic Church is no exception. Although in general it is still hardly interesting for researchers due to the overwhelming role it played in the history of Spain, there is an increasing number of studies being conducted on its role in the decade decisive for political change. All this after the positions had hardened into extreme visions ranging the Church as the pillar of dictatorship to an idealized image stressing the Church’s assumed fundamental contribution to political opening. After the II Vatican Council, a significant sector of the institution, called upon to lead its own transition process, tried to depart from Tridentine positions, to focus on independence from the State, to support democracy and to adopt new strategies. Therefore, the Church itself underwent transition between 1960 and 1975 in two stages, one bottom-up and the other top-down. But this change of attitude was not exclusive to the Church. Since the Fifties in several sectors of society a slow rapprochement took place and this has been referred to as the generation of reconciliation. At any rate, it is clear that these positions did not originate from within the Church and that, rather, it took too much for the Church to adopt this attitude, although over time it tended to appropriate it.

Después de unas primeras y mayoritarias valoraciones claramente laudatorias del proceso de la transición política de la dictadura a la democracia en la España de los años Setenta, se está produciendo una revisión desde distintas ciencias sociales de la que la historiografía no podía quedar al margen. Han emergido así una serie de explicaciones no tan positivas de lo que aconteció entre los españoles. La Iglesia católica no podía ser una excepción. Aunque, en general, sigue siendo una institución poco atractiva para los investigadores en relación al enorme protagonismo que ha tenido en nuestra historia, cada vez son más los análisis que tratan su papel en la década decisiva del cambio político. Todo ello después de que las posturas se hubieran enrocado en visiones extremas que pasaban de su caracterización como pilar de la dictadura a una imagen idealizada cuyo desenlace sería su contribución fundamental a la apertura política. Después del Concilio Vaticano II un sector significativo de la institución, llamado a liderar su propio proceso de transición, trató de olvidar posturas tridentinas, de apostar por la independencia con respecto al Estado, de tomar partido por la democracia y de actuar con nuevas estrategias. Hablamos pues de una transición en la propia Iglesia que se produjo entre 1960 y 1975 en dos fases, una primera “desde abajo”, y una segunda, “desde arriba”. Pero este cambio de postura no fue exclusivo de la Iglesia. Desde los años Cincuenta se han detectado en diferentes colectivos lentas maniobras de aproximación y se ha hablado de la generación de la reconciliación. En todo caso, parece evidente que la Iglesia no fue precisamente la generadora de estas posiciones y que, más bien, tardó demasiado en adoptar tal actitud aunque con el tiempo ha tendido a hacerlas suyas.

Parole chiave: Chiesa, Franchismo, Transizione, Riconciliazione, Memoria storica, Storia attuale
Keywords: Church, Francoism, Transition, Reconciliation, Historical Memory, Current History
Palabras clave: Iglesia, Franquismo, Transición, Reconciliación, Memoria histórica, Historia Actual

 

Andrea Micciché, La Transizione in Euskadi: un processo di pacificazione?

Questo contributo ricostruisce alcuni aspetti della Transizione in Euskadi e analizza, in particolare, il peso che le divisioni prodotte dalla Guerra civile ebbero sullo svolgimento e sugli esiti di questa. Secondo l’Autore l’auge del nazionalismo basco degli anni Settanta e la profonda «baschizzazione» di quella società sarebbero stati il portato delle particolari forme assunte dal franchismo in quel contesto. Da qui sarebbe derivato uno svolgimento del processo di transizione alla democrazia peculiare rispetto alle vicende avvenute nel resto della Spagna. La Transizione basca sarebbe stata infatti caratterizzata da una rottura netta col passato, da un profondo rifiuto del regime precedente, ma anche da una crescente idiosincrasia per l’identità spagnola. Infine l’Autore rileva il carattere violento e tormentato di questo processo, il saldo di vittime dovuto all’attivismo dell’ETA ed alle più che discutibili operazioni delle forze dell’ordine. Queste vicende avrebbero complicato un panorama politico scosso dalla tiepida accettazione della costituzione da parte dell’elettorato basco e dalla dura opposizione della sinistra abertzale al processo di democratizzazione.

In this research some issues regarding the Transition in Euskadi are discussed and in particular to what extent its development and outcome were affected by the Civil war. The Author maintains that the climax of Basque nationalism in the Seventies and the profound “basquization” of this society were in fact the result of the peculiar form Francoism assumed in this context. That is why transition to democracy was different from the rest of Spain. The Basque Transition was marked by a clear break from the past, a deep rejection of the previous regime but also an increasing aversion for the Spanish identity. Finally, the violent and tormented nature of this process is pointed out, and so are the casualties of ETA actions and the more than questionable law and order operations. These events were to complicate a political scenario where Basque voters had hardly accepted the constitution and where the abertzale left strongly opposed the democratization process.

Este artículo aborda algunos aspectos de la Transición en Euskadi y en especial analiza el peso que las fricciones producidas por la Guerra civil tuvieron en el desarrollo y en el desenlace de la misma. El Autor considera que el auge del nacionalismo vasco en los Setenta y la profunda «basquización» de esta sociedad fueron la consecuencia de la forma peculiar que asumió el franquismo en ese contexto. A partir de aquí se fue desarrollando un proceso de transición a la democracia peculiar con respecto a los acontecimientos del resto de España. La Transición vasca en efecto se caracterizó por una ruptura neta con el pasado, un profundo rechazo del régimen anterior, pero también por una creciente animadversión por la identidad española. Finalmente, el Autor destaca el carácter violento y atormentado de este proceso, el saldo de víctimas causadas por ETAy las más que discutibles operaciones policiales. Todo ello complicó un panorama político sacudido por la tibia aceptación de la constitución por parte del electorado vasco y la dura oposición de la izquierda abertzale al proceso de democratización.

Parole chiave: Transizione, memoria, Paesi Baschi, nazionalismo, violenza
Keywords: Transition, Memory, Euskadi, Nationalism, Violence
Palabras clave: Transición, memoria, Euskadi, nacionalismo, violencia

 

Jorge Torre Santos, La riconciliazione nel movimento sindacale spagnolo

Il saggio prende in esame la questione della riconciliazione in ambito sindacale seguendo due percorsi, delle volte sovrapposti. Il primo si riferisce alle dinamiche che portano alla convergenza di diversi settori, alcuni dei quali appartenenti agli opposti schieramenti durante la Guerra civil, il cui risultato più significativo è la nascita di due nuovi soggetti sindacali (le Comisiones Obreras e l’Unión Sindical Obrera), la cui origine “aperta” è parallela a un’impostazione molto pragmatica, di grande pericolosità per la stabilità del regime franchista. Il secondo percorso comprende la questione della riconciliazione nell’ambito dei sindacati storici. Vengono quindi esaminate le ripercussioni in ambito sindacale della partecipazione delle confederazioni sindacali storiche alle alleanze antifranchiste, così come la questione del “cincopuntismo” nella CNT. L’ambito di azione del movimento sindacale viene, infine, considerato come un punto di riferimento nel travagliato superamento dell’ostilità tra i socialisti e comunisti, le cui prime avvisaglie si possono trovare alla fine degli anni Sessanta, nell’ambito dell’avvicinamento dei socialisti alla realtà delle fabbriche.

This study examines the issue of trade union reconciliation along two — often overlapped — lines. On the one hand, the processes leading to convergence of various sectors, some belonging to the enemy’s front in the Civil War, are dealt with. The most significant outcome in this sense is the emergence of two new trade unions (Comisiones Obreras and Unión Sindical Obrera), whose “open” origin reflects a highly pragmatic attitude, very dangerous for Franco’s regime. The other line refers to reconciliation within historical trade unions and analyzes how trade unions were impacted by the participation of historical trade unions in anti- Francoist alliances and CNT’s cincopuntismo. Finally, the scope of action of the trade union movement is regarded as being of paramount importance in the difficult rapprochement between socialists and communists, whose early signs can be traced back to the late Sixties, when the socialists started to approach factories.

Este artículo examina la cuestión de la reconciliación en el ámbito sindical siguiendo dos líneas, a veces superpuestas. La primera se ocupa de las dinámicas que llevan a la convergencia de diversos sectores, algunos de los cuales pertenecientes al bando opuesto en la Guerra civil. Su resultado más significativo es el nacimiento de dos nuevos sindicatos (Comisiones Obreras y la Unión Sindical Obrera), cuyo origen “abierto” es paralelo a planteamientos muy pragmáticos, de gran peligrosidad para el régimen franquista. La segunda línea se refiere a la reconciliación en el marco de los sindicatos históricos. En ella se analizan las repercusiones en el movimiento sindical de la participación de las confederaciones históricas a las alianzas antifranquistas, así como la cuestión del “cincopuntismo” en la CNT. Por último, el marco de acción del movimiento sindical viene considerado como un elemento de referencia en la difícil superación de la hostilidad entre socialistas y comunistas, cuyas primeras señales se pueden encontrar a finales de los años Sesenta, en el contexto de acercamiento de los socialistas a la realidad de las fábricas.

Parole chiave: sindacato, riconciliazione, Cincopuntismo, Comisiones Obreras, UGT, CNT
Keywords: Labour Movement, Reconciliation, Cincopuntismo, Comisiones Obreras, UGT, CNT
Palabras clave: sindicato, reconciliación, Cincopuntismo, Comisiones Obreras, UGT, CNT

 

Fabrizio Cossalter, Appunti sulla memoria letteraria della Guerra civile Spagnola

Questo articolo tratta della rappresentazione della Guerra civile e del franchismo nella narrativa della Spagna democratica: attraverso l’analisi dell’opera di alcuni tra i maggiori romanzieri della generazione dei cosiddetti novísimos, vengono delineati i tratti salienti del percorso di una memoria letteraria della Guerra civile che spesso anticipò temi, problematiche e questioni critiche successivamente comparsi nel dibattito pubblico, in particolare negli ultimi anni, contrassegnati da un fenomeno di ipertrofia e talvolta abuso della memoria.

This article tackles the representation of the Civil war and Francoism in the narrative of democratic Spain. By analyzing the works of some of the major novísimos novelists, the main features of the development of a literary memory on the civil war are identified. This memory often anticipated topics, problems, and critical issues that subsequently appeared in public debate, especially in later years, when memory grew exaggeratedly and sometimes became abused.

Este artículo trata de las representaciones de la Guerra civil y el franquismo en la narrativa de la España democrática: a través del análisis de la obra de algunos de los mayores novelistas de la generación de los así llamados novísimos, son delineados los rasgos salientes del recorrido de una memoria literaria de la Guerra civil que a menudo adelantó temas, problemáticas y cuestiones críticas luego aparecidos dentro del debate público, ante todo en los últimos años, contraseñados por un fenómeno de hipertrofia y, a veces, de abuso de la memoria.

Parole chiave: Guerra civile, Franchismo, narrativa contemporanea, memoria letteraria
Keywords: Guerra civil, Franquismo, narrativa contemporánea, memoria literaria
Palabras clave: Civil War, Francoism, Contemporary Narrative, Literary Memory

(Elena Errico, Vittorio Scotti Douglas)


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