Saggi e ricerche n. 25

Saggi e ricerche n. 25

Gonzalo Butrón Prida, Pueblo y elites en la crisis del absolutismo: algunas consideraciones en torno a los voluntarios realistas

Il contesto bellico in cui nacquero i voluntarios realistas fece sì che – almeno all’inizio – non fosse posta in discussione la composizione sociale, prevalentemente popolare, di questo corpo armato.

Nell’ottobre del 1823 poi, la nascita di uno Stato assoluto debole e con forti carenze strutturali, anche nel campo militare, propiziò il prolungamento di un modello organizzativo già fissato nel corso della guerra, con il conseguente aumento del rischio assunto durante il conflitto, giacché in quel momento il ricorso al popolo – ai jornaleros come si diceva all’epoca – cessava d’essere una soluzione straordinaria per trasformarsi in una necessità. Le élite assolutiste  si divisero allora tra coloro che ritenevano indispensabile il sostegno popolare per la conservazione dell’antico regime e coloro che, al contrario, pensavano che armare il popolo non solo non garantiva tale conservazione ma che anzi creava una situazione di dipendenza dalle conseguenze potenzialmente assai pericolose, rendendosi conto del pericolo di affidare la conservazione dell’ordine politico e sociale a un corpo militare reclutato da ceti suscettibili di usare un giorno la violenza e l’arbitrio proprio contro quell’ordine che avrebbero dovuto preservare.


Teresa Abelló, El mito de Garibaldi en el anarquismo español

L’articolo studia l’influenza che Garibaldi esercitò sugli anarchici spagnoli del finire del secolo XIX, vista attraverso l’omaggio reso alla sua figura dai dirigenti dell’anarchismo catalano. L’Autore analizza l’identificazione di questi dirigenti con il garibaldinismo, e studia il modello di anarchia che essi propugnavano e diffondevano. Viene posta in evidenza l’affermazione, da un lato, di alcuni principi liberali e, dall’altro, di origini rivoluzionarie, che essi tentavano di rendere compatibili con l’internazionalismo bakuniniano.


Carmelo Adagio, Il PSOE e la gestione dei grandi eventi: il “mitico” ’92

Il saggio esamina le trasformazioni delle politiche urbane che sono state messe in opera in Spagna dalla transizione alla fine degli anni Novanta. Lo studio si concentra su Madrid, Siviglia, Barcellona, Bilbao. Il contesto economico internazionale e l'aprirsi di uno spazio economico e politico europeo hanno indotto gli amministratori delle principali città spagnole a superare un'idea di pianificazione basata sul recupero, la conservazione e la pianificazione partecipata. Si è affermata l'idea di una politica urbana basata su progetti strategici che ha avuto i suoi momenti di maggior risalto nel 1992, anno delle Olimpiadi di Barcellona, dell'esposizione universale di Siviglia e di Madrid capitale europea della cultura. Rispetto a tale politica volta ad accrescere il ruolo delle città come centri di servizi, turismo e nuove tecnologie, Bilbao ha scontato un ritardo, dovuto anche alla presenza di un intenso conflitto sociale, che solo negli anni Novanta ha lasciato spazio a una nuova politica urbana volta a mutare l'immagine e il ruolo internazionale della città.


Javier Navarro Navarro, El "perfil moral" del militante y el anarquismo español (1931-1939)

L’articolo vuole prendere in esame che ruolo abbia svolto la promozione di specifici valori morali nella determinazione di un determinato modello di militanza nella teoria e nella pratica del movimento libertario spagnolo fino al 1939, andando oltre i luoghi comuni che ricorrono in questi casi. La stampa e la letteratura dell’epoca, così come le memorie e testimonianze di vecchi militanti della CNT, sottolineano l’importanza della coerenza nel comportamento personale e del possesso di talune qualità etiche (onestà, laboriosità, sincerità, cameratismo, ecc.) per la definizione dell’individuo anarchico. Allo stesso modo, alcuni modelli di condotta erano per la massa dei militanti veri paradigmi comportamentali da imitarsi , oltre che fonti di legittimazione e di prestigio. Ciò nonostante, le immagini e i ritratti del militante erano diversi, e ciascuno sottolineava in modo autonomo una serie di valori o modi di vita. Uno di questi, ma non il solo, era il “puritanesimo”, confrontato da continue sfide, la più importante delle quali fu provocata dalla guerra civile del 1936-1939.


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