Saggi e ricerche n. 22

Saggi e ricerche n. 22

Marcella Aglietti, «Ángeles del hogar». Il prototipo femminile nella stampa liberale madrilena di fine Ottocento

L'immagine prototipica della donna spagnola vide, nella seconda metà dell'Ottocento, un progressivo modificarsi e definirsi delle proprie caratteristiche alla luce di nuove e vincolanti categorie. Il dibattito intorno a questi temi, il meccanismo di trasformazione degli stereotipi in momenti di acquisizione di una consapevolezza di genere, il conflitto o l'acquiescenza delle donne di fronte ad una società gerarchizzata e segnata da forti disequilibri sessisti, trovò nella stampa - impagabile cassa di risonanza per la costruzione dell'immaginario collettivo - un luogo eccellente. Ricorrendo quindi allo studio degli interventi, di uomini e donne, dedicati alla nueva cuestión palpitante ed apparsi sui principali quotidiani di area liberale, si ricostruiscono i tratti di un'identità femminile complessa e problematica.


Antonio Manuel Moral Roncal, El Carlismo en el cinematografía española: la frustración en la victoria

Il cinema spagnolo ha divulgato una visione del carlismo legata soprattutto ai differenti momenti bellici della sua storia, anche se di fatto è stato utilizzato come quadro di riferimento temporale nell’adattamento cinematografico di importanti opere della letteratura spagnola, come Zalacaín el Aventurero o La Punyalada. Nel periodo franchista le istituzioni ufficiali non favorirorno la creazione di un genere propriamente carlista, nonostante l’importanza decisiva di quel movimento politico per la vittoria dei nazionalisti nella Guerra civile e  nel consolidamento del regime, un’ulteriore dimostrazione della cosiddetta «frustración en la Victoria» dei monarchici legittimisti.

Javier Muñoz Soro, El discurso del antifranquismo sobre la cuestión regional-nacional en la revista “Cuadernos para el diálogo” (1963-1975)

La rivista “Cuadernos para el Diálogo”, nel periodo in cui ebbe periodicità mensile (1963-1975) e nonostante la censura ufficiale, affrontò il problema nazional-regionale in vari articoli ed editoriali, dapprima in una prospettiva culturale che poi si trasformò in una esplicita formulazione politica. Lo studio del suo contenuto consente di scoprire come il discorso antifranchista sulle rivendicazioni nazionaliste sia stato assai più complesso di quanto si ricava dai programmi dei partiti d’opposizione. Il testo costituzionale del 1978 fu il risultato non soltanto di pressioni esterne al dibattito politico, ma anche del compromesso fra queste diverse culture politiche.

Giampaolo Calchi Novati, La nazione senza l’Africa: la difficile decolonizzazione dei possedimenti spagnoli

La sconfitta storica del 1898 privò la Spagna del suo impero in America e Asia. Per reazione,  e a compensazione, si intensificò l’espansione verso l’Africa con due epicentri: l’universo marocchino-sahariano e la costa occidentale dell’Africa nera. Con pochi capitali a disposizione, non in grado di competere con le maggiori potenze europee, il colonialismo della Spagna fu superficiale, più politico che economico, alla ricerca di una ipotetica “sponda imperiale”. Ne doveva risentire anche il processo di decolonizzazione, marcato negativamente alla fine dalla contrastatissima soluzione data alla questione del Sahara Occidentale. Pur ispirandosi al principio di autodeterminazione, la Spagna ostacolò l’evoluzione spontanea di forze nazionali. In Marocco subì l’iniziativa della Francia fallendo l’opportunità di stabilire un rapporto paritario con la nazione e il popolo indipendente. L’accordo del 1975 che spartì il Sahara fra Marocco e Mauritania ha aperto una controversia con il Polisario che è degenerata in una guerra e che ha ulteriormente mortificato l’esito della politica coloniale della Spagna in Africa.


Carmelo Adagio, Democrazia municipale e politiche urbanistiche in Spagna, 1975-1985

Il saggio, dopo aver delineato l’evoluzione del sistema urbano spagnolo durante il franchismo e i cambiamenti del pensiero urbanistico, si concentra sulla modalità con cui le amministrazioni democratiche hanno affrontato i problemi di degrado urbano lasciati in eredità dalla dittatura.
Utilizzando il ricco dibattito coevo sui problemi urbani, che coinvolse urbanisti, architetti politici e associazioni di quartiere, e ricostruendo la genesi dei piani regolatori di cui si dotarono molti municipi spagnoli nei primi anni Ottanta, l’Autore delinea i caratteri di una urbanistica della transizione intesa come riappropriazione democratica degli strumenti di pianificazione urbana e come partecipazione dei cittadini all’elaborazione della decisione politica, evidenziando la centralità dell’ambito municipale nella ritrovata democrazia spagnola. 
L’articolo si sofferma in particolar modo sulle esperienze di Madrid e Barcellona e pone in evidenza come, al di là di alcune differenze concettuali (prevalenza dello strumento Piano regolatore a Madrid, prevalenza dei singoli progetti architettonici a Barcellona) il contesto di crisi economica diede a questa prima fase dell’urbanistica democratica spagnola un marcato accento di austerità, di recupero e ricostruzione di tessuti urbani degradati.
Rinviando a una ricerca ancora in corso, il saggio si conclude ricordando come a metà degli anni Ottanta una diversa congiuntura economica e politica mutò sensibilmente i caratteri dell’urbanistica democratica spagnola.

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